
Uomo a Mare in Due: la Manovra di Recupero che la Coppia in Crociera Deve Sapere
Se navighi in coppia, c'è una domanda che nessuno fa mai ad alta voce: se in acqua finisce chi governa la barca, l'altro sa cosa fare? La cronaca di fine agosto ha risposto nel modo più duro. Un caso di uomo a mare si gioca nei primi tre minuti, e in quei minuti chi conta non è chi è caduto: è chi resta a bordo. Qui trovi le quattro mosse in ordine, la sequenza per fermare la barca a motore e a vela, il pulsante MOB, la chiamata di soccorso parola per parola e il modo giusto di provare tutto in rada, prima della traversata.
Tre giorni sola a bordo: cosa è successo tra la Sicilia e la Grecia
I fatti, come li hanno ricostruiti la stampa nautica italiana e i quotidiani spagnoli. Lunedì 17 agosto un catamarano lascia Siracusa diretto a Pilos, in Grecia: a bordo una coppia di coniugi spagnoli sessantenni, abituati a navigare insieme. La mattina dopo, mare calmo e pilota automatico inserito, lo skipper cattura un tonno, il ponte si sporca di sangue e diventa scivoloso, e lui scivola in mare a diverse miglia dalla costa.
La moglie resta sola a bordo. Ha la patente nautica, ma il panico cancella la teoria: dall'acqua il marito le grida di spegnere i motori, e lei non ci riesce. Il pilota automatico mantiene la rotta e il catamarano si allontana, finché un uomo in acqua diventa invisibile tra le creste. Al largo il telefono non prende, e la radio di bordo è uno strumento che la donna non sa usare: resta sulla barca in navigazione per tre giorni, fino a quando una cella aggancia il segnale e lei chiama un amico esperto di mare. Da lì parte la catena dei soccorsi: il salvataggio marittimo spagnolo allerta le autorità italiane e greche, una motovedetta greca raggiunge il catamarano al largo di Pilos e trova la donna in buone condizioni fisiche. Le ricerche dello skipper sono partite dall'ultima posizione AIS del catamarano, 120-150 miglia a sud-est di Capo Spartivento, in piena area SAR italiana: le ha coordinate il Sottocentro di soccorso marittimo della Guardia Costiera di Reggio Calabria, con velivoli della Guardia Costiera, un aereo di pattugliamento Frontex, unità greche, un peschereccio e i mercantili in transito. Dieci giorni dopo la caduta la Guardia Costiera le ha sospese definitivamente, e lo ha comunicato alla famiglia attraverso il soccorso marittimo spagnolo, nonostante la richiesta dei familiari di continuare. Di lui non è stato trovato nulla: né il corpo, né un oggetto. Tre giorni di deriva prima dell'allarme sono più di quanto qualsiasi dispositivo di ricerca possa recuperare.
Nessuna tempesta, nessuna avaria, nessun errore di rotta. Una scivolata su un ponte bagnato, e l'unica persona in grado di gestire l'emergenza era in acqua.
Uomo a mare: la manovra è di chi resta a bordo
Questo caso mette a nudo un'abitudine comune: lo skipper accentra tutto, motore, vele, strumenti, radio. Funziona finché lo skipper è a bordo, e si rovescia nel suo contrario il giorno in cui è lui ad aver bisogno di aiuto. Sul ponte scivola chi ci lavora sopra, e chi ci lavora sopra è quasi sempre la persona più esperta.
Per questo la manovra di uomo a mare va insegnata alla persona meno esperta della coppia, non ripassata da chi già la conosce. L'obiettivo non è farne uno skipper: è darle quattro capacità concrete, nell'ordine in cui servono.
- Gridare e guardare. "Uomo a mare!", forte, e da quel momento un compito solo: tenere gli occhi e il braccio teso puntati sulla persona in acqua. A due nodi una barca percorre sessanta metri al minuto: una testa tra le onde sparisce dalla vista in meno di trecento metri.
- Lanciare qualcosa che galleggia. Il salvagente anulare con la boetta luminosa, il cuscino del pozzetto, qualsiasi cosa. Non è solo per il naufrago: ogni oggetto in acqua è un segnale che marca la zona della caduta.
- Premere il pulsante MOB sul GPS, se la barca ce l'ha. Un gesto da un secondo, e la posizione della caduta resta scritta sullo schermo.
- Fermare la barca. La sequenza dipende da come stai navigando: motore e vela sono due manovre diverse, e le vediamo separate.
Le prime tre mosse le fa chiunque, senza abilità marinara. La quarta si impara in dieci minuti, ma bisogna averla fatta almeno una volta con le mani proprie.
Fermare la barca a motore, passo per passo
Sul catamarano del caso di agosto i motori erano in moto e il pilota automatico teneva la rotta: la configurazione tipica di una traversata estiva, e quella in cui la barca scappa più in fretta. La sequenza per chi resta a bordo:
- Manetta in folle. La leva del gas ha una posizione centrale in cui l'elica smette di spingere: portala lì con decisione, su tutte e due le leve se i motori sono due. Non serve spegnere il motore, serve fermare la spinta: il motore acceso ti servirà tra un momento per tornare indietro.
- Disinserisci il pilota automatico. Cerca il tasto Standby, oppure il tasto Auto da tenere premuto qualche secondo: restituisce il timone alle tue mani. Se non lo trovi, la manetta in folle ha già fermato la barca, perché il pilota tiene una rotta e non una velocità.
- Ritrova la persona con gli occhi, o affidati al braccio teso di chi sta indicando.
- Torna indietro piano, e arriva in folle. Riporta la manetta avanti quel tanto che basta a governare, punta la persona tenendola sottovento, e negli ultimi metri metti di nuovo in folle: un'elica in movimento vicino a chi è in acqua è un pericolo peggiore della caduta. Il recupero si fa dalla scaletta di poppa, a elica ferma.
Tutta la sequenza, dal grido alla barca ferma, sta sotto il minuto. È il minuto che nel caso di agosto non c'è stato.
Fermare la barca a vela: la versione minima
A vela la manovra da manuale porta nomi che chi non naviga non ha mai sentito: strambata di sicurezza, virata rapida. Per la persona non esperta serve la versione minima, quella che ferma la barca e basta:
- Disinserisci il pilota automatico, come sopra: tasto Standby.
- Porta la prua verso il vento. Gira il timone verso la direzione da cui il vento arriva: le vele cominciano a sbattere, si dice che fileggiano, e la barca rallenta fino quasi a fermarsi. Non è elegante, non è la manovra da regata: funziona.
- Accendi il motore e torna sul punto. Controlla che non ci siano cime in acqua prima di ingranare la marcia, poi vale la stessa sequenza di prima: avvicinamento lento, folle negli ultimi metri.
La versione minima ha un pregio che nessuna manovra da manuale ha: la ricorda anche chi va in barca due settimane l'anno.
Il pulsante MOB: il punto esatto dove tornare
Quasi tutti i GPS cartografici, i plotter, hanno un tasto dedicato all'uomo a mare: la sigla è MOB, man overboard. Su molti apparecchi è un tasto fisico da tenere premuto qualche secondo, su altri è sullo schermo. Fa una cosa sola: salva la posizione esatta di quel momento e attiva la navigazione verso quel punto, con rotta e distanza aggiornate in continuo.
Vale la pena dire anche cosa non fa: non ferma la barca, non chiama i soccorsi, non vede la persona. Il punto MOB è il centro della zona di ricerca, non la posizione attuale del naufrago, perché vento e corrente spostano chi è in acqua e ogni minuto allarga il cerchio. Per questo l'ordine conta: prima gli occhi sulla persona e la barca ferma, poi il punto sullo schermo ti riporta nella zona giusta. L'esercizio da fare oggi stesso, in banchina: apri il manuale del plotter, trova la funzione MOB, falla premere alla persona che naviga con te. Il giorno che serve non c'è tempo di scoprire dov'è il tasto.
La chiamata di soccorso: canale 16, Mayday parola per parola
Nel caso di agosto la donna non sapeva usare la radio, e il telefono al largo non prendeva. È la lezione più netta della vicenda: al largo l'unico strumento che chiama aiuto sempre è il VHF, e un uomo a mare non recuperato al primo tentativo è un Mayday da manuale, perché la vita è in pericolo immediato. Il canale è il 16, quello di chiamata e soccorso che la Guardia Costiera ascolta 24 ore su 24. Il testo, parola per parola:
Mayday, Mayday, Mayday.
Qui [nome della barca], [nome della barca], [nome della barca].
Mayday [nome della barca].
La mia posizione è [latitudine e longitudine dal GPS, oppure distanza e direzione da un punto noto].
Uomo a mare, non riesco a recuperarlo.
Richiedo soccorso immediato.
[Numero] persone a bordo.
[Tipo e colore della barca].
Cambio.
Poi resti in ascolto sul 16, e ripeti se nessuno risponde. La posizione la leggi sul GPS o sul telefono: dettala con calma, cifra per cifra. Se la radio ha il DSC, lo sportellino rosso con scritto Distress, tenerlo premuto cinque secondi invia l'allarme con la tua posizione: anche questo va mostrato una volta in banchina. Canali, alfabeto fonetico e funzionamento completo della radio stanno nella guida al VHF di bordo.
Sotto costa, con il telefono che prende, il numero è il 1530, il numero blu delle emergenze in mare, gratuito e attivo 24 ore su 24, che inoltra la chiamata alla Capitaneria competente. Procedure e numeri verificati ad agosto 2026 sulle fonti ufficiali della Guardia Costiera e del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
Prima difesa: non cadere, e se cadi farti trovare
La manovra di recupero è la seconda linea di difesa. La prima è non finire in acqua, e il momento critico non è la burrasca: è il gesto ordinario sul ponte, la pesca, la manovra, il bagno di prua. Tre regole da coppia in crociera:
- Vita e giubbotto quando sei solo in coperta. Se uno dei due dorme o è sottocoperta, chi sta fuori indossa il giubbotto autogonfiabile e in altura si aggancia con la cintura di sicurezza alla vita. Le dotazioni che la legge già ti impone di avere a bordo stanno nella guida all'equipaggiamento di sicurezza obbligatorio.
- Il kill switch quando sei al timone. Il laccetto rosso collegato al quadro motore spegne tutto se chi guida cade in acqua. Protegge in una configurazione precisa, chi è al comando col motore in moto, e non sostituisce le istruzioni date a chi naviga con te: nel caso di agosto lo skipper non era al timone, e la barca andava col pilota automatico.
- Un localizzatore personale per le traversate. I dispositivi AIS o satellitari personali, grandi come un accendino e agganciati al giubbotto, trasmettono la posizione di chi è in acqua alle barche vicine e ai soccorsi. Per una coppia che fa rotte lunghe, una Siracusa-Grecia, è la spesa di sicurezza che rende di più.
Provala in rada prima della traversata
Un'ora. È il tempo che serve per trasformare questa pagina in una capacità reale: meno di sessanta minuti di prova pratica prima di mollare gli ormeggi. Il campo di prova ideale è una rada tranquilla, il Porto Grande di Siracusa o una cala delle Egadi al mattino presto, acqua piatta e niente traffico.
L'esercizio: lancia un parabordo in acqua gridando "uomo a mare", e fai eseguire alla persona meno esperta l'intera sequenza vera. Occhi sul parabordo, pulsante MOB, manetta in folle, pilota in Standby, ritorno sul punto, recupero a elica ferma. Poi scambio dei ruoli, e una seconda volta ciascuno. Un parabordo ripescato due volte in rada vale più di dieci ripassi a voce, e la teoria dietro a ogni gesto è la stessa che si studia per l'esame: puoi ripassarla con il simulatore quiz Nauticalize, gratis e senza account.
Se il piano è una traversata vera o una stagione di crociere in autonomia, il passo successivo è capire come si gestisce una barca con un equipaggio che è di fatto una persona sola: ne abbiamo scritto in navigare da soli. E prima di ogni partenza lunga il rito resta lo stesso: bollettino Meteomar letto per intero, non solo la riga di oggi.
Nota Personale
Nei corsi patente la manovra di uomo a mare si insegna al candidato, e il candidato è quasi sempre chi poi starà al timone. Nessuno la insegna all'altra metà dell'equipaggio, quella che il manuale non lo apre. Il risultato si vede in ogni rada siciliana: barche condotte benissimo da una persona sola, con accanto qualcuno che in dieci anni non ha mai messo una mano sulla manetta. Il caso di questa estate non racconta un errore di manovra: racconta una divisione del lavoro che sembrava funzionare, e che in mare aperto si è rivelata per quello che è. La sicurezza in barca non è quello che sa lo skipper: è quello che sa fare chi resta a bordo nel momento peggiore. Un'ora in rada, una volta l'anno. Il resto sono scongiuri.
Domande Frequenti
Cosa deve fare per prima cosa chi resta a bordo se una persona cade in mare?
Gridare "uomo a mare", tenere occhi e braccio puntati sulla persona in acqua e lanciare qualcosa che galleggia, poi premere il pulsante MOB sul GPS e fermare la barca: manetta in folle e pilota automatico in Standby. Il contatto visivo viene prima di tutto, perché una testa tra le onde sparisce in poche centinaia di metri.
A cosa serve il pulsante MOB sul GPS?
Salva la posizione esatta del momento in cui lo premi e attiva la navigazione di ritorno verso quel punto. Non ferma la barca e non chiama i soccorsi: marca il centro della zona di ricerca, che vento e corrente spostano man mano. Va premuto subito, ma dopo aver stabilito il contatto visivo con la persona.
Quando si lancia il Mayday per un uomo a mare?
Subito, se il recupero non riesce al primo tentativo o se perdi il contatto visivo: una persona in acqua è un pericolo grave e immediato per la vita, il caso per cui il Mayday esiste. Canale VHF 16, schema fisso: Mayday tre volte, nome della barca tre volte, posizione, natura dell'emergenza, persone a bordo. Sotto costa, con campo telefonico, chiami anche il 1530, gratuito e attivo 24 ore su 24.
La manovra di recupero è diversa a vela e a motore?
Sì. A motore la spinta si ferma con la manetta in folle, si disinserisce il pilota automatico e si torna sulla persona arrivando con l'elica in folle. A vela si disinserisce il pilota, si porta la prua verso il vento finché le vele fileggiano e la barca rallenta, poi si accende il motore per il ritorno sul punto. In tutti e due i casi il recupero si fa dalla poppa, a elica ferma.
La sicurezza si divide in due
La barca la può condurre uno solo. La sicurezza no: quella o è di tutti e due, o non è di nessuno, e il mare tra la Sicilia e la Grecia lo ha appena ricordato nel modo più amaro. Prenditi l'ora in rada prima della prossima uscita lunga. Se vuoi una guida pratica come questa ogni settimana, c'è la newsletter di Nauticalize. Buon vento!
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