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Glossario Nautico: 50 Termini che Ogni Navigante Deve Conoscere

Data10 Apr 2026
RottaNavigazione e Sicurezza
Lettura16 min
Al timoneIl Capitano

Una definizione da vocabolario non ti salva la manovra. Sapere che "scotta" significa "cima che regola la vela" non serve a nulla se, quando qualcuno grida "molla la scotta", non sai quale mano muovere. Per questo ogni voce di questo glossario nautico ha due parti: cosa significa il termine e come lo senti usare davvero a bordo, in una frase che potresti sentirti dire domani.

Sono 62 termini divisi in sei famiglie, dalle parti dello scafo alle chiamate di emergenza. Ognuno ha un'ancora diretta: puoi salvarti il link della singola voce e riaprirlo in banchina. Ti servono per l'esame della patente nautica, ma soprattutto per capire e farti capire quando le cose vanno in fretta.

Come usare questo glossario nautico

Tre modi, a seconda di cosa ti serve.

  • Stai preparando l'esame: leggi per famiglia, nell'ordine. La nomenclatura dello scafo e le manovre sono le due sezioni su cui cadono più candidati.
  • Hai sentito una parola e non la conosci: usa l'indice qui sotto, che porta direttamente alla voce.
  • Stai per uscire in barca: salta alle sezioni "Manovre" e "Sicurezza". Sono le uniche due che userai ad alta voce.

Indice rapido


Le parti della barca

Prua

La parte anteriore della barca, quella che fende l'onda. In pratica: "Tieni la prua sull'onda quando entri in porto con il mare al traverso" significa non prendere le onde di fianco durante la manovra, perché la barca rolla e chi è a bordo perde l'equilibrio.

Poppa

La parte posteriore della barca. In pratica: "Entriamo di poppa" è la manovra di ormeggio più comune nei porti italiani: si arriva in retromarcia verso la banchina, con il musone verso il largo.

Dritta

Il lato destro guardando verso prua. In pratica: "Barca a dritta" avvisa che c'è traffico sul lato destro, ed è anche il modo in cui si segnala una precedenza. A bordo non si dice mai "destra": chi sta girato di spalle avrebbe una destra diversa dalla tua.

Sinistra o mancina

Il lato sinistro guardando verso prua, detto anche babordo nella tradizione francese. In pratica: "Fanale rosso a sinistra" è la regola che ti fa riconoscere di notte come è orientata la barca che incroci: rosso a sinistra, verde a dritta.

Opera viva

La parte dello scafo immersa nell'acqua. In pratica: "L'opera viva va rifatta" significa che la barca deve andare a secco per antivegetativa: è la voce di manutenzione annuale che pesa di più dopo il motore.

Opera morta

La parte dello scafo emersa, sopra l'acqua. In pratica: "Ha molta opera morta" descrive una barca alta sull'acqua, più asciutta con onda ma anche più sensibile al vento durante l'ormeggio.

Linea di galleggiamento

Il confine tra opera viva e opera morta, cioè dove l'acqua tocca lo scafo. In pratica: se la linea di galleggiamento sparisce sotto l'acqua, hai caricato troppo, o troppo sbilanciato verso poppa.

Carena

Il fondo dello scafo, la forma che determina come la barca si comporta in acqua. In pratica: "Carena planante" significa che la barca, oltre una certa velocità, sale sull'acqua invece di attraversarla, e i consumi cambiano completamente.

Chiglia

L'elemento strutturale longitudinale sul fondo, fondamentale per la stabilità delle barche a vela. In pratica: la chiglia è anche la parte che tocca per prima in caso di incaglio, ed è il motivo per cui devi conoscere il pescaggio della tua barca.

Coperta

Il ponte principale, la superficie calpestabile sopra lo scafo. In pratica: "Non correre in coperta" non è pignoleria: la coperta bagnata è la superficie su cui avvengono la maggior parte degli infortuni a bordo.

Pozzetto

L'area ribassata dove si sta seduti e da cui si governa. In pratica: "Tutti in pozzetto" è l'ordine che si dà prima di una manovra o quando il mare rinforza: è il punto più basso e protetto della barca.

Tuga

La struttura sopraelevata che copre la cabina. In pratica: camminare sulla tuga per andare a prua è normale in barca a vela, ma va fatto tenendosi sempre a qualcosa, mai con le mani occupate da una cima.

Sentina

La parte più bassa all'interno dello scafo, dove si raccoglie l'acqua. In pratica: controllare la sentina prima di partire è uno dei controlli che scoprono una falla lenta prima che diventi un problema.

Specchio di poppa

La superficie che chiude la barca a poppa, dove spesso è montato il fuoribordo. In pratica: è anche il punto da cui si sale a bordo dalla scaletta, e dove va controllato il tappo di scarico prima del varo.

Musone

La struttura a prua che alloggia l'ancora e il suo rullo. In pratica: "Nessuno seduto sul musone a motore acceso" è una regola di sicurezza fissa: chi cade da lì finisce sotto la barca, davanti all'elica.


Manovre e navigazione

Orzare

Portare la prua verso la direzione da cui soffia il vento. In pratica: "Orza un po'" durante una bolina significa stringere il vento per guadagnare verso l'alto, fino al punto in cui la vela inizia a fileggiare.

Poggiare

Allontanare la prua dalla direzione del vento, il contrario di orzare. In pratica: se una raffica sbanda troppo la barca, poggiare scarica pressione dalle vele ed è la reazione corretta prima ancora di mollare le scotte.

Virare

Cambiare direzione passando con la prua attraverso il vento. In pratica: si annuncia sempre ad alta voce ("pronti a virare, viriamo"), perché tutti devono cambiare lato e le scotte vanno mollate e cazzate in sequenza.

Strambare

Cambiare direzione passando con la poppa attraverso il vento. In pratica: è la manovra che fa più danni a bordo, perché il boma attraversa la barca con forza. Si annuncia, si richiama il boma e si tengono le teste basse.

Accostare

Cambiare direzione, in generale, senza riferimento al vento. In pratica: "Accosto a dritta" è quello che dici quando devi lasciare strada a un'altra barca, ed è il termine che userai a motore molto più che a vela.

Abbattere

Girare la barca di 180 gradi, invertendo la rotta. In pratica: è la manovra dell'uomo in mare: si abbatte immediatamente per tornare sul punto in cui la persona è caduta, tenendola sempre a vista.

Governare

Tenere la rotta stabilita, controllando il timone. In pratica: "Barca che non governa" significa che il timone non ha più effetto, per velocità troppo bassa o per un guasto: è una situazione da segnalare subito alle altre barche.

Scarroccio

Lo spostamento laterale della barca causato dal vento. In pratica: in ormeggio è il motivo per cui la barca si avvicina alla banchina anche a motore spento, e in navigazione è la ragione per cui arrivi sottovento al punto che avevi puntato.

Deriva

Lo spostamento causato dalla corrente. In pratica: nello Stretto di Messina la deriva è così forte da cambiare il tuo punto di arrivo di miglia: va calcolata sulla carta nautica, non stimata a occhio.

Bolina

Andatura con il vento che arriva da davanti, il più vicino possibile alla sua direzione. In pratica: è l'andatura più bagnata e più lenta, ma anche l'unica che ti riporta al vento: nessuna barca a vela risale esattamente controvento.

Dare fondo

Calare l'ancora sul fondale. In pratica: si dice "dare fondo all'ancora", mai "buttare l'ancora". La differenza non è formale: l'ancora si cala con la barca ferma o in lentissima retromarcia, così la catena si distende invece di ammucchiarsi.


Andature a vela

Bolina stretta

L'andatura più vicina al vento, circa 35-45 gradi. In pratica: più stringi, più la barca sbanda e rallenta. Se le vele iniziano a sventolare sul bordo d'attacco, hai stretto troppo e devi poggiare di qualche grado.

Bolina larga

Il vento arriva un po' più di lato, circa 50-70 gradi. In pratica: è l'andatura più efficiente per guadagnare al vento senza rovinare il comfort di chi è a bordo, e la prima che dovresti imparare a tenere stabile.

Traverso

Il vento arriva perpendicolare alla barca, a 90 gradi. In pratica: è l'andatura più veloce e più semplice da tenere. Se stai imparando, la giornata ideale è quella in cui puoi andare e tornare al traverso.

Lasco

Il vento arriva da dietro e di lato, tra i 120 e i 150 gradi. In pratica: la barca si raddrizza e sembra tutto più calmo, ma è proprio qui che una strambata involontaria diventa possibile: occhio alla direzione reale del vento.

Poppa piena

Il vento arriva esattamente da dietro. In pratica: è l'andatura più insidiosa nonostante sembri la più tranquilla, perché basta un'accostata di pochi gradi o un'onda per far passare il boma dall'altra parte.

Mura a dritta

Navighi con il vento che arriva dal lato destro. In pratica: è la condizione che ti dà la precedenza su chi ha mura a sinistra. Quando incroci un'altra vela, la prima cosa che guardi è da che lato ha il boma.

Mura a sinistra

Navighi con il vento che arriva dal lato sinistro. In pratica: hai l'obbligo di manovrare per evitare chi ha mura a dritta, e la manovra va fatta presto e in modo evidente, così che l'altro capisca la tua intenzione.


Attrezzatura e cime

Cima

Qualsiasi corda a bordo. In pratica: "passami la cima" è generico e in manovra non basta mai: ogni cima ha un nome preciso in base alla funzione, e usare quello giusto è ciò che rende un ordine eseguibile.

Scotta

La cima che regola l'apertura delle vele. In pratica: "molla la scotta" in una raffica significa lasciare andare la vela per scaricare vento. È il gesto di sicurezza più immediato che esista su una barca a vela.

Drizza

La cima che alza le vele. In pratica: una drizza che sbatte contro l'albero di notte è il rumore che fa litigare interi porti: si allontana dall'albero e si tesa prima di andare a dormire.

Ormeggio

L'insieme delle cime che tengono la barca legata in porto. In pratica: un ormeggio fatto bene ha sempre una cima in più di quelle che sembrano necessarie, perché il vento in porto cambia direzione durante la notte.

Spring

Cima di ormeggio trasversale che impedisce alla barca di muoversi avanti e indietro. In pratica: è anche la cima che usi per uscire dal posto barca con vento contrario, facendo leva su di essa per staccare la prua dalla banchina.

Bozzello

La puleggia marina, che rinvia le cime e moltiplica la forza. In pratica: se una cima si muove a fatica, il problema è quasi sempre un bozzello bloccato o mal orientato, non la tua forza.

Bitta

Il corpo cilindrico, su banchina o a bordo, dove si legano le cime. In pratica: la cima va data alla bitta con un giro e mezzo prima di tenerla, mai afferrata a mani nude sotto tensione.

Galloccia

Elemento a forma di T su cui si fissano le cime a bordo. In pratica: il nodo giusto è la volta a otto, che tiene sotto carico e si scioglie anche quando la cima è bagnata e in tensione.

Verricello o winch

Dispositivo meccanico per cazzare le scotte con meno sforzo. In pratica: si gira sempre nello stesso verso e non si mettono mai le dita vicino alla cima in tensione: il verricello ha più forza di te e non si accorge di niente.

Boma

L'asta orizzontale collegata all'albero che sostiene il bordo inferiore della randa. In pratica: è l'oggetto che causa più infortuni in barca a vela. Durante una strambata attraversa la barca all'altezza della testa, e per questo la manovra si annuncia sempre.

Tangone

Asta usata per tenere aperto il fiocco o il gennaker con vento in poppa. In pratica: si arma con vento stabile e si smonta prima che rinforzi: manovrarlo con onda e raffiche è uno dei modi più comuni di farsi male a prua.

Molti di questi termini hanno un nodo associato: se vuoi imparare quali, la guida ai nodi marinari essenziali li mostra uno per uno.


Meteo e mare

Beaufort

La scala che misura la forza del vento da 0 (calma) a 12 (uragano). In pratica: per una prima uscita si cerca una finestra fino a forza 3, cioè circa 10 nodi. Da forza 5 in su una giornata di piacere diventa una giornata di lavoro.

Onda lunga

Onda regolare e distanziata, residuo di un vento lontano. In pratica: si riconosce perché il mare sale e scende senza creste. Non è pericolosa in mare aperto, ma diventa scomoda quando entra in un porto o in una cala stretta.

Mare formato

Onde generate dal vento locale che soffia in quel momento. In pratica: è quello che ti cambia la giornata nel pomeriggio, quando la brezza termica rinforza: l'onda diventa corta, ravvicinata e con la cresta.

Risacca

Il movimento dell'acqua riflessa dalla costa o dalla banchina. In pratica: è il motivo per cui una rada apparentemente calma ti fa passare una notte insonne, con la barca che rolla contro l'onda che torna indietro.

Libeccio

Vento da sud-ovest, spesso portatore di maltempo. In pratica: in Sicilia occidentale alza mare velocemente e rende scomodi gli ormeggi esposti a ovest: se è previsto, si sceglie un ridosso sul lato opposto.

Maestrale

Vento da nord-ovest, il più potente del Mediterraneo. In pratica: arriva spesso con cielo terso, il che inganna. Il segnale da leggere non è la nuvola ma la rapidità con cui il mare si increspa a nord-ovest.

Nodo

L'unità di misura della velocità in mare: un miglio nautico all'ora, cioè 1,852 km/h. In pratica: nelle aree marine protette il limite è spesso 5 nodi, una velocità a cui una barca a motore sembra quasi ferma ma resta perfettamente governabile.

Miglio nautico

Unità di misura delle distanze in mare, pari a 1.852 metri. In pratica: serve per il conto più utile a bordo, quello del tempo: a 6 nodi percorri 6 miglia in un'ora, quindi 9 miglia da Trapani a Favignana sono un'ora e mezza.

Pescaggio

La profondità a cui arriva il punto più basso della barca sotto la linea di galleggiamento. In pratica: è il numero che decidi di sapere a memoria, perché stabilisce dove puoi ancorare e in quali cale puoi entrare senza incagliarti.

Scirocco

Vento caldo e umido da sud-est. In pratica: in Sicilia porta foschia e mare grosso da sud, e lascia la barca coperta di sabbia. Con scirocco previsto, le cale esposte a sud si evitano anche se sono le più belle.

Grecale

Vento da nord-est, frequente in inverno. In pratica: nelle Eolie rende impraticabili gli ancoraggi esposti a est, e cambia completamente la scelta della rada per la notte. La pianificazione della rotta si fa sulla carta nautica guardando prima di tutto da dove soffierà.


Sicurezza ed emergenze

Mayday

La chiamata di soccorso internazionale per pericolo grave e immediato. In pratica: si trasmette sul canale 16 del VHF ripetendo la parola tre volte, poi nome della barca, posizione e numero di persone a bordo. In quell'ordine, perché la posizione è l'informazione che salva.

Pan Pan

Chiamata di urgenza per situazioni serie ma non immediatamente letali. In pratica: motore in avaria alla deriva senza pericolo immediato è un Pan Pan, non un Mayday. Usare la parola giusta permette a chi ascolta di dare la priorità corretta.

MOB, uomo in mare

Sigla di Man Overboard, l'emergenza più temuta in navigazione. In pratica: si urla "uomo in mare", una persona indica la vittima con il braccio senza mai smettere di guardarla, e si preme il tasto MOB del GPS che marca il punto esatto.

Incaglio

La barca tocca il fondale e resta bloccata. In pratica: la prima reazione giusta è togliere motore, non aumentarlo: si valuta la marea, si sposta il peso e si prova a uscire dalla stessa direzione da cui si è arrivati.

Falla

Un'apertura nello scafo da cui entra acqua. In pratica: prima di cercare la falla si accendono le pompe e si controlla la sentina, perché il tasso a cui sale l'acqua ti dice se hai minuti o ore per intervenire.

Sécurité

Chiamata di sicurezza per avvisi meteorologici o pericoli alla navigazione. In pratica: è quella che senti più spesso al VHF e che quasi nessuno ascolta fino in fondo. Vale la pena farlo: annuncia burrasche in arrivo e ostacoli galleggianti sulla tua rotta.

Zattera di salvataggio

Il dispositivo gonfiabile di emergenza, obbligatorio oltre le 12 miglia. In pratica: va revisionata alle scadenze indicate e stivata dove si raggiunge in pochi secondi. Fa parte dell'equipaggiamento di sicurezza obbligatorio e in un'emergenza si abbandona la barca solo quando sta affondando davvero.


Nota Personale

Il linguaggio nautico mi ha affascinato fin dall'inizio. Ogni termine racconta una storia: "babordo" viene dal francese antico, "bolina" dallo spagnolo, "mayday" dall'inglese storpiato del francese "m'aidez". È una lingua costruita da secoli di marinai di tutto il Mediterraneo.

Il consiglio che do sempre a chi inizia: non cercare di memorizzare tutto a tavolino. Impara i termini di base (prua, poppa, dritta, sinistra, orzare, poggiare) e poi vai in barca. Dopo una giornata in mare con qualcuno che usa il vocabolario corretto, ti resterà in testa più che dopo una settimana sui libri.

L'unica cosa su cui non transigo: a bordo non si dice mai "corda". Si dice cima. Sempre. È una questione di principio, ma anche di sopravvivenza: in manovra un ordine generico non si esegue.


Domande Frequenti

Quanti termini devo sapere per l'esame della patente nautica?

L'esame richiede la conoscenza di tutti i termini nautici fondamentali, e i 62 raccolti qui coprono ampiamente la parte di nomenclatura. Ma l'esame va ben oltre il vocabolario: include carteggio, sicurezza, normativa e meteorologia. Consulta la guida alla patente nautica da privatista per il programma completo.

Perché in barca si dice "cima" e non "corda"?

La tradizione vuole che l'unica corda a bordo sia quella della campana. Tutto il resto sono cime, ciascuna con un nome specifico in base alla funzione: scotta, drizza, spring, ormeggio. Il motivo pratico è la chiarezza: se qualcuno grida "molla la scotta" in un momento critico, sai esattamente cosa mollare. "Molla la corda" non significa nulla.

Qual è la differenza tra scarroccio e deriva?

Lo scarroccio è lo spostamento laterale causato dal vento, la deriva quello causato dalla corrente. Navigando in bolina il vento ti spinge di lato (scarroccio), mentre la corrente marina ti porta nella sua direzione (deriva). Entrambi vanno calcolati per mantenere la rotta corretta.

Quali termini servono davvero durante una manovra?

Meno di dieci, e sono quasi tutti nella sezione manovre: orzare, poggiare, virare, strambare, mollare, cazzare, dare fondo, più prua, poppa, dritta e sinistra per indicare i lati. Sono le parole che userai ad alta voce, e le uniche che devono essere automatiche.

Perché non basta imparare le definizioni a memoria?

Perché in mare i termini si usano dentro un ordine, non dentro una frase spiegata. La differenza tra sapere che il boma è l'asta della randa e reagire quando qualcuno grida "boma" è una giornata passata in barca con qualcuno che quel vocabolario lo usa davvero.

Buon vento!

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