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Guasto al Motore in Mare: Cosa Controllare Prima di Chiamare Aiuto

Data15 Ago 2026
RottaNavigazione e Sicurezza
Lettura12 min
Al timoneIl Capitano

Il motore tossisce due volte, perde giri e si spegne. Nel silenzio che segue senti solo l'acqua contro lo scafo, e la testa corre subito allo scenario peggiore. Fermala lì: un guasto al motore in mare, d'estate, è quasi mai un'emergenza vera. Nella grande maggioranza dei casi la causa è una di cinque, si trova con controlli da pochi minuti e spesso si risolve a bordo, senza chiamare nessuno. Questa guida ti dà l'ordine esatto delle mosse: prima la sicurezza della barca, poi i controlli in sequenza, e solo alla fine la radio, usata bene.

Prima della meccanica: ancora pronta e occhio alla deriva

Il primo istinto davanti al motore muto è aprire la calandra, il coperchio del motore. Resisti: il primo controllo non riguarda il motore, riguarda dove sta andando la barca senza di lui.

Appena il motore tace, la barca comincia a derivare: vento e corrente la spostano, piano ma senza pause. Alzati, guardati intorno e rispondi a tre domande:

  • Verso cosa mi sposto? Se il vento ti allontana dalla costa e intorno hai acqua libera, hai tutto il tempo che ti serve. Se ti spinge verso scogli, una secca o le barche alla fonda di una rada affollata di agosto (la rada è lo specchio d'acqua riparato dove si sosta all'ancora), il tempo si misura in minuti.
  • Quanto fondale ho? Se l'ancora può arrivare sul fondo, preparala subito: libera dal suo alloggio, pronta a scendere. Darle fondo, cioè calarla, prima di arrivare sugli scogli è la manovra che trasforma un guaio in una pausa.
  • Chi ho a bordo? Giubbotti salvagente indossati, tutti seduti, voce calma. Le dotazioni le hai già ripassate nella guida all'equipaggiamento di sicurezza obbligatorio: questo è il momento in cui smettono di essere un obbligo di legge e diventano attrezzatura.

Ancora pronta o già data, deriva sotto controllo: adesso, e solo adesso, si apre la calandra.

Guasto al motore in mare: le cinque cause che coprono quasi tutti i casi

Le richieste di assistenza estive si somigliano quasi tutte: cinque famiglie di guasti coprono la stragrande maggioranza delle panne, come i marinai chiamano il guasto che ti lascia fermo. Controllale in quest'ordine, dalla più frequente e più semplice alla meno.

1. Carburante: rubinetto, riserva, sfiato

Il motore che rallenta, strappa e si spegne come se gli mancasse il fiato quasi sempre dice la verità: gli manca la benzina. Tre controlli in un minuto:

  • Rubinetto del carburante. Molti fuoribordo hanno un rubinetto che apre e chiude il flusso dal serbatoio. Dopo una sosta o una pulizia qualcuno lo chiude, e il motore parte lo stesso: naviga qualche minuto con la benzina rimasta nei tubi, poi muore. Controlla che sia aperto.
  • Sfiato del serbatoio. I serbatoi portatili hanno sul tappo una piccola vite o valvola, lo sfiato, che fa entrare aria man mano che la benzina scende. Con lo sfiato chiuso il motore beve da una cannuccia con il dito sopra: si spegne dopo pochi minuti, riparte, si rispegne. Aprilo e riprova.
  • Livello vero e peretta. La riserva d'estate finisce prima del previsto, tra correnti, barca carica e deviazioni per il bagno. Guarda il livello con i tuoi occhi, non a memoria. Poi stringi la peretta, il bulbo di gomma sul tubo del carburante: se è molle, pompala finché torna soda e riprova l'avviamento.

2. Elettricità: laccetto, batteria, candele

Se il motore non dà alcun segno di vita, nemmeno il rumore dell'avviamento, il problema è quasi sempre elettrico, e le cause banali vengono prima di quelle serie:

  • Il laccetto di sicurezza (kill switch). La clip rossa collegata al polso o al giubbotto di chi guida, che spegne il motore se cadi in acqua. Sfilata anche solo a metà, il motore resta muto. È il classico scherzo dell'ospite che si è appoggiato dove non doveva: rimettila in sede.
  • Staccabatteria e morsetti. Controlla che lo staccabatteria, l'interruttore generale della corrente, sia su ON, e che i morsetti della batteria siano stretti e senza polvere verdastra di ossido. Un morsetto lento, tra vibrazioni e caldo di agosto, è un grande classico.
  • Batteria a terra. Luci fioche, avviamento pigro che rallenta a ogni tentativo. Se il tuo fuoribordo ha l'avviamento a strappo di emergenza, questo è il suo momento. E smetti di insistere con la chiave: ogni tentativo a vuoto ruba corrente alla radio, che tra poco potrebbe servirti.
  • Candela sporca. Sui fuoribordo piccoli una candela incrostata dopo tante ore a bassa andatura toglie il minimo e fa perdere colpi. Se a bordo hai la chiave apposita e una candela di scorta, la sostituzione è un lavoro da cinque minuti a barca ferma.

3. Surriscaldamento e girante

Allarme sonoro, spia rossa, oppure il getto d'acqua di controllo dietro al fuoribordo, lo sbruffo, che non esce più: il motore si sta scaldando troppo. La causa più frequente è la girante, la piccola pompa con le pale di gomma che spinge l'acqua di mare nel circuito di raffreddamento: invecchia, si secca, perde pale. L'alternativa estiva è più banale: un sacchetto di plastica o un ciuffo di posidonia, la pianta marina che d'estate galleggia a banchi, aspirato sulla presa d'acqua sotto il piede del motore.

Il controllo è uno: guarda se dallo sbruffo esce acqua. Se non esce, spegni e lascia raffreddare, poi cerca la presa d'acqua e liberala se è ostruita. Se il getto non torna, la girante va sostituita, e in mare non è un lavoro da pozzetto: si rientra ad andatura minima con pause frequenti, o non si rientra affatto con quel motore. Insistere con un motore in temperatura trasforma un ricambio da poche decine di euro in una riparazione da officina seria.

4. La cima nell'elica: il classico di agosto

Un colpo sordo, una vibrazione nuova, il motore che si pianta o sale di giri senza spingere: l'elica ha trovato una cima, come in barca si chiama ogni corda. In rada affollata è il guasto estivo per eccellenza: la cima di una boa che galleggia a pelo d'acqua, la sagola del gonfiabile trainato, la tua stessa cima dell'ancora durante la manovra. Succede nei posti più belli proprio perché sono pieni: una cala delle Egadi a Ferragosto ne vede più di un'officina in un intero inverno.

La sequenza corretta:

  1. Motore spento e chiave tolta, o laccetto sfilato. Non negoziabile: un'elica che riparte con le mani vicine non lascia margini di errore.
  2. Solleva il piede con il tilt, il meccanismo che inclina il fuoribordo fuori dall'acqua. Spesso la cima si vede e si sbroglia da bordo, con calma o con il mezzo marinaio, l'asta con il gancio in punta.
  3. In acqua solo alle condizioni giuste: barca ancorata, mare calmo, scaletta giù, una persona a bordo che ti sorveglia, maschera e coltello. Se manca anche una sola di queste condizioni, o se senti corrente, resta a bordo: si chiama assistenza e si aspetta. Nessuna elica vale un bagno a testa in giù sotto la poppa con l'onda che alza e abbassa lo scafo.

5. Filtri sporchi e carburante vecchio

Il motore parte, tiene il minimo, ma appena chiedi potenza tossisce e si affloscia: il sospettato è il filtro del carburante intasato, oppure acqua e sporcizia nel serbatoio. La benzina rimasta dall'anno scorso, il pieno fatto di fretta, la condensa dell'inverno: tutto finisce nel filtro, che fa il suo lavoro finché si intasa.

A bordo puoi fare poco, ma non zero. Molti impianti montano un filtro con il bicchiere trasparente sul fondo: se vedi acqua o sporco depositato puoi spurgarlo, e se hai la cartuccia di ricambio e l'hai già cambiata una volta in banchina sai fare anche questo. Se il filtro è sigillato o irraggiungibile hai comunque la diagnosi: andatura ridotta, richieste di potenza dolci, rotta verso il porto.

Cosa risolvi da solo e quando invece fermarti

L'elenco onesto, senza illusioni da officina.

Rientrano nelle tue mani, anche senza esperienza: rubinetto e sfiato, peretta, riserva, laccetto di sicurezza, staccabatteria e morsetti, il sacchetto sulla presa d'acqua, la cima nell'elica in condizioni sicure, la candela se hai chiave e ricambio, lo spurgo di un filtro ispezionabile.

Non rientrano, e accanirsi peggiora le cose: la girante da sostituire, l'elettronica di un motore a iniezione moderno, un surriscaldamento che ha fatto suonare l'allarme a lungo, acqua nel carburante in quantità, qualsiasi smontaggio a memoria di pezzi mai visti prima. Datti due limiti chiari: se dopo i cinque controlli il motore non riparte, o se hai fatto tre tentativi di avviamento a vuoto, fermati. La batteria che stai consumando serve alla radio, e un motore forzato si danneggia più in fretta di quanto si ripari.

La calma con cui scorri questa lista non nasce a motore spento: nasce prima, con la barca conosciuta e le manovre provate, la stessa preparazione che serve alla prima uscita da comandante.

La chiamata giusta: canale 16, 1530 e la differenza tra assistenza e soccorso

Deciso che da solo non riparti, anche la chiamata ha le sue regole, e conoscerle ti evita figuracce e conti salati.

I due canali ufficiali. Il VHF sul canale 16 è il canale internazionale di chiamata e soccorso, ascoltato dalla Guardia Costiera e dalle navi in zona; il 1530 è il numero blu delle emergenze in mare, gratuito da qualsiasi telefono. Il VHF resta lo strumento più efficace, perché la tua chiamata la sentono anche le barche vicine, che spesso arrivano prima di chiunque altro. Le parole esatte e l'ordine della chiamata li trovi nella guida al VHF di bordo.

Cosa dire, in ordine: chi sei (nome e tipo della barca), dove sei (posizione GPS dal telefono o dal plotter, oppure riferimenti chiari alla costa), quante persone a bordo, che problema hai, mare e vento, cosa hai già fatto (ancora data, controlli eseguiti). Trenta secondi preparati valgono più di tre minuti confusi.

PAN PAN o MAYDAY? Sono le due formule radio internazionali, e non sono sinonimi. PAN PAN, ripetuto tre volte in apertura, segnala un'urgenza senza pericolo immediato per la vita: il motore in avaria con la barca che deriva in acque libere è il suo caso da manuale. MAYDAY è riservato al pericolo grave e imminente per la vita o per la barca: una falla, un incendio, una persona in acqua. Un guasto motore con l'ancora che tiene e tutti a bordo non è un MAYDAY, e usarlo a sproposito toglie ascolto a chi ne ha bisogno davvero.

Chi paga cosa. Qui serve chiarezza, perché il diritto del mare distingue due cose diverse. Il soccorso alla vita umana è sempre gratuito: se le persone sono in pericolo la Guardia Costiera interviene e nessuno presenta un conto. Il recupero della barca fuori pericolo, cioè il rimorchio del mezzo, è invece un servizio commerciale: lo fanno ditte private o altri diportisti, e si paga. Prima di farti passare il cavo, chiedi il prezzo e concordalo in modo esplicito: un rimorchio pattuito è una fattura, un salvataggio non pattuito può trasformarsi in una richiesta molto più pesante. E se ti riporta in porto un altro diportista, il pieno pagato e una cena sono la moneta giusta del mare.

La prevenzione: il tagliando e i dieci minuti prima di mollare

Quasi tutte le panne di agosto nascono mesi prima, tra il rimessaggio invernale e la fretta di giugno. La ricetta non è originale, ma funziona:

  • Il tagliando annuale: olio, filtri, candele, controllo della girante, che i manuali dei costruttori chiedono di sostituire a intervalli regolari, spesso ogni due stagioni. La guida alla manutenzione del motore della barca mette in fila lavori e scadenze.
  • Carburante fresco: la benzina invecchia e la condensa lavora tutto l'inverno. Chiudi la stagione con il serbatoio gestito, aprila con carburante nuovo e un filtro pulito.
  • La regola dei terzi: un terzo del carburante per l'andata, un terzo per il ritorno, un terzo che non si tocca. Sul rientro da Vulcano a Portorosa con il vento in prua, quel terzo intoccabile smette di essere teoria e diventa il margine che ti riporta a casa.
  • I controlli prima di mollare gli ormeggi: peretta soda, sfiato aperto, livelli visti con gli occhi, sbruffo che butta acqua appena acceso. Sono gli stessi punti della checklist dei controlli prima di uscire in barca: dieci minuti in banchina che comprano una giornata tranquilla.

Nota Personale

C'è una statistica che nessun cantiere pubblica ma che ogni ormeggiatore conosce: la differenza tra chi rientra con una storia da raccontare e chi rientra con un conto da pagare non sta nel motore, sta nell'ordine delle azioni. Chi dà fondo all'ancora prima di aprire la calandra risolve con calma anche quello che non sa riparare; chi si butta sui cavi con la barca che deriva trasforma un rubinetto chiuso in una chiamata al 1530. Il motore si guasta in modo democratico, sulla barca nuova come su quella vecchia: la sequenza delle mosse, quella sì, la scegli tu.

Domande Frequenti

Cosa devo fare per prima cosa se il motore si spegne in mare?

Niente meccanica: guarda dove sta derivando la barca. Se vento o corrente ti spingono verso scogli, secche o altre barche, prepara l'ancora e dalle fondo; se hai acqua libera intorno, prendi tempo e respira. Solo con la deriva sotto controllo si passa ai controlli sul motore.

Chiamare il 1530 si paga?

No: il 1530 è il numero blu per le emergenze in mare ed è gratuito, e il soccorso alla vita umana non si paga mai. Si paga invece il recupero della barca fuori pericolo, cioè il rimorchio: è un servizio commerciale e conviene concordare il prezzo prima di farsi passare il cavo.

Posso tuffarmi per liberare una cima dall'elica?

Solo con tutte le condizioni a favore: motore spento e chiave tolta, barca ancorata, mare calmo, scaletta abbassata, una persona a bordo che ti sorveglia, maschera e coltello. Se manca anche una sola condizione, o senti corrente, resta a bordo: prova con il tilt e il mezzo marinaio, oppure chiama assistenza.

Perché il motore parte e poi si spegne dopo pochi minuti?

È il sintomo classico dello sfiato del serbatoio chiuso: senza aria che entra, la benzina smette di scendere e il motore muore, riparte e si rispegne. Apri la valvola sul tappo del serbatoio, pompa la peretta e riprova. Se il sintomo resta, il sospetto passa al filtro e al carburante vecchio.

Il guasto si affronta prima, a terra

Il motore fermo in mezzo al golfo fa paura la prima volta, poi diventa quello che è: una procedura. Ancora, cinque controlli, radio usata bene. Se vuoi arrivarci preparato, la newsletter di Nauticalize porta ogni settimana una guida pratica come questa. Buon vento!

Buon vento!

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