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Ancorare sulla Posidonia: la legge 2026, 6.000€ di multa e l'arresto che rischi in AMP

Data23 Mag 2026
RottaNavigazione e Sicurezza
Lettura6 min
Al timone

Ancorare sulla Posidonia può danneggiare un habitat marino: il problema riguarda sia il punto in cui cade l’ancora sia il percorso della catena quando la barca ruota. Prima di scegliere una rada devi controllare fondale, zona consentita, spazio di evoluzione e regole locali. Il colore dell’acqua, da solo, non dà una risposta sufficiente.

Correzione normativa del 20 settembre 2026. Questa guida elimina il precedente riferimento all’articolo 733-bis come norma penale vigente e alla sanzione automatica di 6.000 euro. Elimina anche la soglia generalizzata di 24 miglia: non compare nell’articolo 20 della legge 70/2026.

La legge 70/2026: proteggere gli habitat anche durante l’ancoraggio

L’articolo 20 della legge 7 maggio 2026, n. 70 stabilisce che l’ancoraggio non deve danneggiare l’ambiente marino e costiero né distruggere, deteriorare, alterare o frammentare habitat marini sensibili o protetti, con particolare riferimento alle praterie di Posidonia oceanica. La disposizione non riguarda soltanto le Aree Marine Protette.

Per un’uscita concreta, questa tutela si affianca alle ordinanze della Capitaneria, alla zonazione dell’AMP o del Parco e alle condizioni dell’eventuale autorizzazione. Un ticket di accesso non consente di ancorare ovunque; una zona aperta alla navigazione non è necessariamente aperta all’ancoraggio.

Perché il vecchio articolo 733-bis non è il riferimento corrente

L’articolo 3, comma 1, lettera g), del decreto legislativo 21 aprile 2026, n. 81 abroga l’articolo 733-bis del codice penale. Non è quindi corretto riproporne pena e importi come disciplina vigente. L’abrogazione non significa che il danno ambientale sia lecito o che fuori da un’AMP ci sia soltanto una sanzione amministrativa.

Le responsabilità dipendono da luogo, condotta, danno e norme applicabili. Non c’è una cifra unica da associare a qualsiasi ancora finita su una prateria. In presenza di un verbale o di un procedimento, conserva l’atto e chiedi assistenza professionale entro i termini indicati: la guida non può determinarne l’esito.

Che cosa stai proteggendo

La Posidonia oceanica è una pianta marina del Mediterraneo, non un’alga. Le sue praterie offrono riparo e aree di riproduzione a numerose specie e contribuiscono alla protezione delle coste dall’erosione. Gli accumuli di foglie sulla spiaggia fanno parte di questo sistema. Questi aspetti sono descritti nella scheda ISPRA sulla Posidonia.

Il rapporto ISPRA sugli ecosistemi marino-costieri descrive lo sradicamento prodotto dai sistemi di ancoraggio e l’azione della catena sul fondale. Per questo trovare una piccola chiazza di sabbia non basta: occorre considerare dove potranno passare ancora e catena con il cambiamento del vento e dell’assetto della barca.

La verifica prima di dare fondo

  1. Individua la posizione. Confronta il punto con cartografia aggiornata, zonazione ambientale e allegati delle ordinanze. Una mappa turistica non sostituisce una carta nautica o un allegato normativo.
  2. Controlla i divieti. Verifica accesso, transito, ancoraggio, eventuali corridoi e distanza da altre attività. Sono condizioni diverse.
  3. Valuta il fondale. Le chiazze scure possono suggerire vegetazione, ma luce, torbidità e profondità rendono la lettura ambigua. Non dedurre la presenza o l’assenza di Posidonia dal solo colore.
  4. Usa lo strumento per ciò che misura. L’ecoscandaglio aiuta a conoscere la profondità; la forma dell’eco dipende da strumento, impostazioni e fondo. Non è una certificazione ambientale né una garanzia che la sabbia sia libera da vegetazione.
  5. Considera tutto il campo di giro. Valuta vento previsto, spazio dalle altre unità, fondali e percorso della catena. Se non puoi individuare una sistemazione sicura e consentita, scegli un’altra rada o un ormeggio autorizzato.

Questa sequenza è una traccia di pianificazione. La decisione dipende anche dalle condizioni effettive, dalla barca e dall’esperienza di chi conduce. Non entrare in una cala soltanto perché compare in un itinerario: controlla prima le disposizioni per quel tratto di costa.

AMP siciliane: dove verificare permessi e disponibilità

Parti dal gestore dell’area interessata. Per le Isole Egadi, il Plemmirio e Capo Gallo-Isola delle Femmine, i rispettivi siti sono punti di accesso alle informazioni e alle procedure locali. Il collegamento a un portale non conferma da solo che oggi ci siano boe disponibili, che il tuo mezzo sia ammesso o che una tariffa storica sia ancora valida.

Prima di prenotare chiedi: zona e coordinate del campo, lunghezza e dislocamento ammessi, giorno e orario del servizio, costo completo e condizioni meteo che possono determinarne la chiusura. Conserva autorizzazione e conferma della prenotazione. La guida non attribuisce a nessun gestore l’esclusiva delle prenotazioni online e non ripropone listini senza una fonte corrente.

Per scegliere la destinazione puoi consultare la panoramica sulle riserve marine siciliane e l’itinerario delle Eolie. Prima dell’uscita, torna sempre alle fonti locali: il percorso turistico e il permesso di ancoraggio rispondono a esigenze diverse.

La Maddalena: le disposizioni per il 2026 e 2027

Il Parco pubblica la disciplina dell’ordinanza della Capitaneria n. 33/2026 del 2 aprile 2026, sperimentale per le estati 2026 e 2027, con misure stagionali dal 1° giugno al 30 settembre. Sono vietati gli ancoraggi su Posidonia e altri habitat sensibili; sono ammessi soltanto fondali sabbiosi o fangosi, rispettando anche i corridoi dell’Allegato 1. Il riepilogo indica 7 nodi entro 500 metri dalla costa e 10 nodi tra 500 e 1.000 metri, in assetto dislocante.

L’ormeggio ai gavitelli segue le norme del Parco. Prima di programmare una notte in rada consulta l’ordinanza completa, gli allegati e le autorizzazioni del Parco. La disponibilità di una rada o l’assenza di un divieto in un riepilogo non valgono come autorizzazione universale al pernottamento.

Se ti accorgi di avere ancorato sulla prateria

Interrompi la manovra che sta trascinando l’ancora e valuta come recuperarla senza aumentare il danno e senza mettere persone o barca in pericolo. Non tentare strappi con il motore per liberare un’ancora incattivita. Se il recupero è problematico, chiedi assistenza al gestore o all’autorità competente. Non mandare una persona in acqua in condizioni incompatibili con la sicurezza.

Annota posizione, ora e condizioni e segnala l’eventuale danno al gestore dell’area. Una successiva sistemazione corretta non cancella ciò che è già avvenuto. Per il quadro generale consulta anche la guida alle regole della navigazione.

Domande Frequenti

La tutela vale soltanto dentro le AMP?

No: l’articolo 20 della legge 70/2026 riguarda gli habitat marini sensibili o protetti e non limita la tutela alle sole AMP. Restano inoltre le disposizioni locali.

Una chiazza di sabbia basta per dare fondo?

No. Devi verificare divieti, dimensioni dell’area, fondo e spazio necessario ad ancora, catena e barca quando ruotano. Se la situazione non è chiara, scegli un’alternativa consentita.

Una boa è utilizzabile da qualsiasi barca?

No. Controlla autorizzazione del gestore, caratteristiche ammesse, disponibilità, limiti meteo e condizioni della prenotazione. Non usare un gavitello senza conoscerne funzione e condizioni d’uso.

Il charter paga automaticamente le sanzioni?

Non si può stabilirlo in astratto. Responsabilità per la condotta, obblighi contrattuali e coperture assicurative sono piani distinti; vanno esaminati sul caso e sui documenti effettivi.

Buon vento!

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